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Diritti in conflitto: quale tutela nella cornice dello Stato laico?

Nel 1992 Norberto Bobbio definiva l’età contemporanea “l’età dei diritti”, portando attenzione, in particolare, al fatto che sempre più aspettative morali degli individui rivendicavano un riconoscimento giuridico, ed in particolare quelle aspettative riguardanti gli ambiti privati e personalissimi dell’esistenza, lasciati senza una precisa disciplina normativa.

L’appello ai diritti di soggetti appartenenti a diverse categorie (dei malati, dei morenti, ma anche delle donne, dei bambini, dei concepiti, degli animali non umani ecc…) ha costituito, e costituisce tuttora, una delle modalità più frequentemente utilizzate per giustificare la critica, l’introduzione o la richiesta di determinate soluzioni normative relativamente a diversi ambiti eticamente e bioeticamente rilevanti.

In questo quadro, condividendo come linea di partenza della ricerca l’analisi bobbiana, vanno oggi considerati rilevanti diversi ambiti tematici, tutti all’attenzione dello “Stato laico e di diritto”, tra i quali possiamo menzionare i contesti dal forte impatto umano e esistenziale, come quelli propri della riflessione bioetica, (aborto, procreazione assistita, trapianti d’organo, prosecuzione o sospensione di cure, eutanasia), o ancora, i settori legati all’individuazione di garanzie e di tutele nello svolgimento di ricerche attraverso test genetici e degli interventi sul genoma, così come, infine, i nuovi orizzonti che si prospettano nella sempre più minuziosa regolamentazione deontologica delle professioni sanitarie, per quanto attiene alle cosiddette “clausole di coscienza”

Diritti di ricerca, diritto di cura, obiezione di coscienza: l’appello ai diritti suggerisce l’idea del ricorso ad una risorsa decisiva, a qualcosa che non può essere rifiutata e deve essere riconosciuta. E’ innegabile che, quando si afferma o si rivendica un “diritto”, si fa ricorso, come ha osservato Uberto Scarpelli, ad una parola caricata di una forza emotiva favorevole ed intensa, sino a costituire uno strumento retorico di notevole efficacia. Per valutare se l’appello ai diritti possa davvero rappresentare un buon criterio per l’intervento del diritto in ambito etico e bioetico non ci si può, però, limitare a sottolinearne la valenza di strategia argomentativa dotata di forte valenza persuasiva. Bisogna portare l’attenzione sull’impianto teorico, più o meno esplicitato, sotteso alla difesa della centralità dei diritti nell’etica e nel diritto.

L’aspetto problematico che merita un maggiore approfondimento riguarda il fatto che, rispetto ai diritti che si pretendono dotati di un fondamento assoluto, restano aperti dubbi circa la idoneità di tali diritti a funzionare da criteri per l’intervento giuridico nella sfera personalissima degli individui, sia per scelte etiche di fondo, sia per questioni bioetiche. In particolare, va evidenziato che quella dei diritti considerati fondamentali è una classe storicamente variabile ed anche eterogenea, nella quale rientrano pretese assai diverse tra loro, che non possono essere contemporaneamente soddisfatte. L’antinomicità dei diritti fondamentali è ben evidenziata dai moltissimi casi in cui ad entrare in conflitto sono i diritti di soggetti appartenenti a diverse categorie. Ma l’antinomicità investe anche i diritti invocati da e per gli stessi soggetti, dal momento che, tra i diritti individuali, sono stati compresi, «oltre ai tradizionali diritti individuali che consistono in libertà, i cosiddetti diritti sociali, che consistono in poteri. Posto, infatti, che i diritti individuali di libertà richiedono da parte degli altri (soprattutto gli organi pubblici) obblighi puramente negativi, di astenersi da determinati comportamenti, i diritti sociali possono essere realizzati solo se vengono imposti ad altri (ivi compresi gli organi pubblici) un certo numero di obblighi positivi. Si può parlare di diritti antinomici nel senso che più aumentano i poteri dei singoli, più diminuiscono degli stessi singoli le libertà.

Questa ricerca, a muovere da queste premesse, vuole approfondire quali argomenti possono essere considerati rilevanti per garantire o negare adeguate soluzioni normative, nella cornice dello stato laico, alle istanze sottese non solo alle nuove frontiere legate all’avanzamento delle scoperte tecnologiche e scientifiche, ma anche alle nuove prospettive etico-morali delle professioni coinvolte nella relazione di cura.

Si tratta, pertanto, di indagare in profondità come oggi si collochino nella cornice dello Stato laico i diritti di cura, di coscienza, di procreazione, di accesso alle pratiche genetiche e come possano essere modulate aspettative morali e domande politiche – pur diffuse a livello sociale- quando si traducono in richieste riguardanti diritti nel senso tecnico-giuridico .

I diritti che si dovrebbero avere sono dunque richieste e aspirazioni morali, a sostegno delle quali si tratta di addurre buone ragioni, così da favorirne il più possibile la ricezione a livello politico, e, conseguentemente, da determinarne il riconoscimento a livello giuridico, nel quadro della laicità delle istituzioni.

La connessione tra una questione giuridico – filosofica di impianto teorico generale, appena delineata, ed ambiti tematici specifici, sopra menzionati, con il più ampio tema della laicità si giustifica per il fatto che, la laicità come principio giuridico interviene per la tutela e la garanzie delle opzioni individuali negli ambiti della vita in cui entrano in gioco scelte etiche e valoriali, non necessariamente o non direttamente connotate secondo un credo religioso. Si tratta degli ambiti dell’etica applicata ai settori in cui le nuove acquisizioni scientifiche e tecnologiche sollevano problemi eticamente rilevanti, perché rendono possibili interventi sul corpo umano che possono generare conflitti “di coscienza”.

All’interno dello Stato di diritto, per comprendere come possono essere tutelate le libertà fondamentali dell’individuo, a fronte delle sfide lanciate dall’intervento sul genoma umano, questa ricerca prenderà in considerazione quali siano le garanzie giuridiche da apprestare non solo nell’ambito della questione relativa alla circolazione e gestione delle informazioni genetiche, ma anche riguardo l’attendibilità e l’affidabilità delle varie tipologie di test genetici oggi disponibili. La ricerca intende portare attenzione sulle possibili distorsioni derivanti da un impiego strumentalizzato dei risultati dei test genetici, per verificare quanto possano essere attendibili letture in chiave deterministica.

Un altro ambito in cui è rilevante la tutela delle libertà fondamentali dei singoli riguarda il tema dell’obiezione di coscienza. Il nodo critico è rappresentato da un crescente ricorso alla formula dell’obiezione di coscienza, anche al di fuori delle ipotesi previste a livello legislativo, sulla scorta dell’argomento che punta alla generalizzazione dell’obiezione, in casi non previsti esplicitamente da norme, in virtù di una sorta di “clausola di coscienza” generale a cui appellarsi. La ricerca intende indagare sia sotto il profilo etico-filosofico, sia sotto quello giuridico, la legittimità di un ricorso a siffatta generalizzazione nello Stato laico, che deve garantire i diritti di tutti i cittadini, nel rispetto del pluralismo etico.