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Il matrimonio nei secoli III-V d.C.

In epoca tardo-imperiale vi è un’evoluzione del diritto matrimoniale anche se non sono del tutto scomparsi alcuni elementi del dirito classico.

Nel Codice Teodosiano, fonte principale del diritto tardo-imperiale, si ritrovano alcuni testi utili per la ricostruzione storica del matrimonio. Non ci rimane una disciplina particolareggiata dell’istituto. Non occorreva, infatti, dilungarsi più di tanto sul significato e sul valore di questo. Il matrimonio rimane, di fatto, nel diritto romano, nella società e nella religione dell’epoca, quella congiunzione di un uomo e di una donna, un consortium omnis vitae, sintesi raggiunta efficacemente dal giurista Modestino in epoca classica.

Anche la Chiesa delle origini, già qualche secolo prima della pubblicazione del Codice Teodosiano, si era interrogata se fosse opportuno attribuire all’unione naturale fra uomo e donna un rilievo giuridico istituizionale e così un riconoscimento che potesse implicitamente privilegiare lo status coniugale di fronte ad altre situazioni, argomento, oggi, molto attuale. Una volta fatta propria l’idea di matrimonio e riconosciutone il valore, la Chiesa mise alla base di questo la scelta della monogamia che rappresentava un punto di contatto con il mondo romano e, prima ancora, con quello indoeuropeo, ma certamente un elemento di rottura con il mondo ebraico aperto ad esperienze di poligamia.

Per ricostruire in modo efficace la disciplina matrimoniale di questi secoli dovranno essere analizzate le fonti giuridiche di Roma (Codice Teodosiano, Codice Giustinianeo, ecc.), ma anche quelle patristiche. Sarà utile, inoltre, analizzare la legislazione delle altre popolazioni, come ad esempio i Germani, che avevano contatti col mondo romano.

(CONTINUAZIONE)