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La tutela penale delle opere dell’ingegno nell’epoca della tecnologia digitale: esigenze di riforma della l. 633/1941 sul diritto d’autore

Le norme che sanzionano le violazioni del diritto d’autore sono contenute nella legge n. 633/1941, il cui impianto ha subito nel corso degli anni radicali trasformazioni rispetto alla fisionomia originale. Le molteplici esigenze che hanno dato origine a queste trasformazioni sono riconducibili all’emergere di necessità di tutela per nuove tipologie di opere creative (in primo luogo il software e le banche dati) e all’imporsi di nuove modalità di diffusione delle opere dell’ingegno. Le reti di comunicazione digitali hanno infatti reso possibili nuove modalità di esercizio dei diritti (soprattutto quelli di sfruttamento economico) riconosciuti dall’ordinamento all’autore, nonché nuove modalità di aggressione a quei diritti, per la maggiore facilità con la quale si possono effettuare copie dell’opera, indistinguibili dall’originale e, più in generale, in inconseguenza del fatto, tipico delle tecnologie digitali, che l’opera creativa può essere disgiunta dal supporto materiale. D’altra parte, accanto alle tradizionali forme di sfruttamento economico abusivo, effettuato da organizzazioni criminali, si è andata diffondendo, tra gli utenti, la riproduzione abusiva, senza finalità lucrative, delle opere tutelate.

Le esigenze di tutela così emerse sono state affrontate dal legislatore italiano, cogliendo le sollecitazioni provenienti dalla normativa internazionale, sia di fonte europea che pattizia; il risultato tuttavia non appare pienamente soddisfacente. Si è assistito ad una serie di riforme, in rapida successione, che presentano diversi profili problematici, per l’impiego congiunto di fattispecie sanzionatorie, penali e amministrative, dai confini non facilmente individuabili e per la tendenza alla penalizzazione di massa di comportamenti poco lesivi e talvolta socialmente accettati. La legislazione italiana, inoltre, è stata oggetto di censure, tanto a livello costituzionale, con la sentenza 426/2004 della Corte costituzionale, quanto in sede europea, con la sentenza dell’8 novembre 2007 della Corte di Giustizia dell’Unione europea, nel procedimento C-20/05, sì da far apparire indispensabile una riforma della disciplina della materia. Scopo della ricerca è quello di delineare un quadro della normativa italiana sul diritto d’autore, con particolare riguardo ai profili sanzionatori, e di individuare quali siano gli aspetti problematici rimasti irrisolti, al fine di elaborare possibili soluzioni de lege ferenda, nel rispetto degli obblighi internazionali ai quali il legislatore nazionale è vincolato.