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Le polizie nella società contemporanea

Gli studi sulla polizia (o, meglio, sul policing, vale a dire l’attività di mantenimento dell’ordine pubblico e di produzione di sicurezza attraverso l’uso legittimo della forza), molto diffusi nei Paesi anglosassoni, in Italia non hanno trovato terreno fertile. I motivi non sono tanto diversi da quelli che, negli anni Sessanta, hanno ritardato l’emergere dell’interesse scientifico sulle pratiche di polizia negli Stati Uniti, in Canada ed in Gran Bretagna: la diffidenza dei vertici delle polizie nei confronti della ricerca universitaria (Kelling 1978, 268) e la scarsa curiosità accademica circa il funzionamento concreto del sistema di giustizia penale (Reiner 1996).

Ma forse in Italia i motivi sono anche di ordine sociale e culturale. Fino agli inizi degli anni Novanta, le forze di polizia sono state oggetto di dibattito sociale e politico esclusivamente per il loro ruolo di prima linea nella lotta contro le due emergenze nazionali: mafie e terrorismo. Le critiche alle polizie, perlopiù emerse nel corso degli anni Settanta, coinvolsero quasi esclusivamente le modalità di gestione dell’ordine pubblico e, in particolare, delle proteste di piazza: tutto ciò non portò a mettere sotto la lente d’ingrandimento il funzionamento complessivo delle polizie, ma semmai portò ad alcuni cambiamenti nelle pratiche utilizzate per mantenere l’ordine pubblico (Palidda 2002; Della Porta e Reiter 1998). In altri termini, in Italia le polizie sono state molto discusse a livello sociale e politico, ma sono sempre state studiate a livello giuridico, sociologico e storico in modo sporadico e per lo più ancillare ai temi del processo penale e del sistema sanzionatorio, del controllo sociale e della storia sociale. Come ricorda Palidda (2000), valgono per l’Italia, forse tuttora, le parole contenute nel titolo di un Convegno organizzato nel 1972 a Montréal dal criminologo canadese Denis Szabo: ‘La police. On l’approuve ou on la critique. On ne l’etudie pas’ (La polizia. La si approva o la si critica. Non la si studia).

Qualcosa sembra essere cambiato negli ultimi anni. Recentemente in Italia, sia pure in ritardo rispetto ad altri Paesi europei (Pavarini 1994, 443), il senso di crisi riguardante la sicurezza pubblica ha messo al centro del dibattito le questioni legate al funzionamento del sistema di giustizia penale, aprendo così la strada agli studi sulla qualità ed efficacia del servizio di polizia. Questi studi sono ancora così sporadici che è difficile affermare l’esistenza di un settore sistematico di ricerche sulle polizie in Italia; tanto più che ancora nei manuali di criminologia e di sociologia della devianza, anche tra i migliori, il policing è raramente oggetto di approfondimento.

Il risultato è che delle polizie in Italia si sa molto poco, per lo meno in termini scientifici. Eppure la polizia ha un ruolo di primo piano nelle società contemporanee: rappresenta lo Stato sul territorio, è l’anello di collegamento tra cittadini ed istituzioni, è un punto nevralgico della risposta istituzionale ai problemi di criminalità, devianza ed ordine pubblico. Il recente dibattito politico sulla devolution in tema di polizia locale, il riemergere di episodi di conflittualità che vedono contrapposti forze dell’ordine e cittadini appartenenti a movimenti di contestazione, la delega alla polizia della gestione dei flussi migratori, la recente introduzione di poliziotti di quartiere in molte città italiane indicano chiaramente che è urgente iniziare a occuparsi anche in Italia in maniera sistematica di polizia, della sua struttura organizzativa, dei suoi modelli operativi e delle sue pratiche quotidiane.

Date queste premesse, il gruppo di ricerca intende svolgere un’analisi della presenza, dell’organizzazione, delle funzioni, delle pratiche e dell’immagine pubblica delle forze di polizia italiane, in un costante confronto con le polizie di altri Paesi occidentali.

Oltre all’analisi della letteratura scientifica internazionale e dei documenti istituzionali, la ricerca viene svolta attraverso una serie di colloqui con “testimoni privilegiati” in grado di fornire spunti di analisi dall’interno dell’organizzazione.