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L’esecuzione penale in Europa. Esperienze, buone prassi e proposte di riforma: il carcere come male minore?

Il progetto si divide in due parti, strettamente correlate: scrivere/vedere sono azioni più che mai necessarie, dato il tema da affrontare.

Preparazione di un DVD. La presenza di un regista-attore è indispensabile; un’artista è per sua natura sensibile, abituato ai tempi, alle parti, all’immedesimazione nell’altro. Meglio di un giurista riesce ad interpretare il problema di fondo attorno al quale ruotano le questioni penitenziarie: la presenza cioè di un corpo incarcerato, prigioniero di un’istituzione totale, violenta, burocratica, ovviamente contraddittoria e ipocrita nel momento in cui si prefigge l’obbiettivo di punire senza sofferenza. Il DVD conterrà un lavoro nel carcere, e non sul carcere; in questo modo, mutando la consueta prospettiva, si eviterà la retorica. Si tratterà di offrire allo spettatore la visione di un luogo, di solito opaco, spesso impenetrabile, in cui le cose funzionano, se non altro funzionano meglio. Un “diario della normalità”, da non confondere con i fatti quotidiani. Normale è parola ambigua: nel nostro caso dovrebbe impiegarsi così come la si intendeva nel mondo classico. Non è normale ciò che capita più di frequente, ma ciò che sarebbe meglio capitasse (ecco il normale eticamente orientato).

Piccolo volume (che dovrebbe accompagnare il DVD). Il compito affidato agli operatori impegnati nei vari settori della giustizia penale è impegnativo: tentare di scrivere un commento al “diario della normalità” (DVD). Bisognerà, facendo ricorso all’arsenale normativo (standards europei, giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, regole interne, orientamenti di politica penitenziaria in senso lato) esaudire una domanda azzardata, forse, che sta purtroppo più in alto delle possibili risposte.

Il carcere come luogo in cui scontare una pena umana, rappresenta il male minore? Per tale ultima espressione ci si è ispirati all’opera di Eyal Weizman.