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Modalità non autoritative di risoluzione dei conflitti nel diritto romano. Soluzioni alternative all’esecuzione forzata nel soddisfacimento delle istanze creditorie.

Questo progetto trova collocazione all’interno del tema più vasto dell’indagine sulle modalità non autoritative di risoluzione dei conflitti, che i docenti delle materie antichistiche della facoltà di Giurisprudenza hanno scelto di sviluppare in comune, al fine di produrre un risultato, in termini di esiti della ricerca, di più ampia portata.

Il tema generale attraversa, nella prospettiva romanistica, una nutrita serie di istituti, di natura spiccatamente e originariamente ‘rimediale’.

Solo per citarne alcuni tra i più rilevanti, tutta la materia pattizia, che, in modo sotterraneo, percorre l’intera storia del diritto romano, sin dalle sue origini più remote, con le norme duodecimtabulari; il controverso istituto della transazione, sui cui rapporti con i patti ancora vi sarebbe molto da dire; tutta la materia che oggi definiremmo arbitrale, che indubbiamente rappresentava una risorsa importante cui il pensiero giuridico romano attingeva in varie prospettive, ma sulle cui articolazioni e storia ancora vi sono punti da chiarire; infine, pur in una prospettiva parziale rispetto all’idea di modo di ‘risoluzione’ dei conflitti, tutti i momenti più spiccatamente negoziali che possono trovare luogo all’interno del processo e che sono stati frutto della potente opera creativa della magistratura pretoria.

Tutti questi temi (di ampia portata), ed in particolare i primi tre, investono questioni cruciali del diritto contemporaneo e rappresentano, pertanto, fertile terreno per riflessioni epistemologiche essenziali anche all’interprete moderno, non nella vana ed inutile ricerca di presunte origini di singoli istituti, bensì nella ricostruzione di idee di vasta portata che rappresentano la trama degli ordinamenti giuridici di ogni tempo, quali l’autonomia dei privati, il rapporto tra tale autonomia ed il potere statuale, la possibilità di risoluzione arbitrale delle controversie, l’autodeterminazione dei singoli nella scelta tra soluzioni alternative, i concetti stessi di libertà e dignità dell’individuo.

Nell’ambito di tale ampia tematica, con questo specifico progetto di ricerca ci si propone di esplorare le possibilità alternative alla soluzione autoritativa in relazione al soddisfacimento coattivo delle pretese creditorie.

Nei mille anni di sviluppo del diritto romano, amplissima fu la riflessione giurisprudenziale sull’idea di processo esecutivo, in ogni sua forma, sia personale che patrimoniale.

Tuttavia, sin dall’epoca più arcaica, le istanze di semplificazione e le pressioni a favore della autonomia dei privati, che costituiscono costanti imprescindibili della stessa antropologia giuridica, trovarono sbocco in istituti con i quali si proponeva, accanto alle forme ‘ufficiali’ dell’esecuzione forzata o come vie d’uscita secondaria rispetto a queste medesime, la risoluzione non autoritativa delle controversie inerenti la tutela del credito, nei suoi aspetti finali, ossia, appunto, quelli esecutivi.

Tali istanze trovarono piena realizzazione, in particolare, nell’istituto della cessio bonorum, in relazione alla quale vi sono ancora molti punti oscuri e che, d’altro canto, rappresenta il prodromo concettuale dei moderni istituti alternativi alla procedura fallimentare, quali i concordati, le amministrazioni controllate, ecc.

Alla cessione dei beni sin dalla riflessione dei Dottori medievali è stata sempre incontestabilmente riconosciuta natura eminentemente negoziale, pur senza negarne una legittimità del tutto parificabile a quella delle tradizionali forme di esecuzione forzata; sicché, salva la necessità di approfondirne origine e caratteristiche, ne è certa la natura di rimedio non autoritativo rispetto ai conflitti inerenti la soddisfazione dei diritti creditorii.

D’altro canto le tematiche relative al processo esecutivo romano, in genere, offrono ampi spazi di riflessione a proposito del concetto stesso di ‘soluzione autoritativa’, in considerazione di quanto la procedura esecutiva per bonorum venditio, pur presentandosi indubbiamente come soluzione ‘autoritativa’ rispetto al debitore (il quale, tuttavia, è da subito estromesso dalla scena), faccia luogo poi, nella prospettiva del soddisfacimento dei creditori, ad una amplissima autonomia degli stessi, i quali, uniche effettive parti di tale esecuzione, esercitano, in effetti, per molti aspetti una forma di ‘autogestione’ della procedura esecutiva stessa, per il tramite del magister bonorum, il quale, ben lungi dall’essere un organo statuale, super partes, appare, invece, come rappresentante dei creditori, gestore e mediatore privato degli interessi dei medesimi tra di loro, nei confronti del patrimonio del decotto, nonché con i terzi.

Da quanto sin qui detto emerge, dunque, chiaramente lo stretto legame funzionale dello studio del processo esecutivo in ordine alla ricerca in tema di rimedi stragiudiziali per le controversie tra privati e l’utilità di approfondire l’intera materia in questione, con particolare attenzione a quella procedura, dichiaratamente alternativa rispetto all’intervento coattivo, nota con il nome di cessio bonorum.